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Speciale Algeria - “Ancora  una provocazione francese”

Aggiornamento: 7 mar

Assadakah News - Situazione di tensione politica fra Parigi e Algeri, al termine del Comitato Interministeriale per l’Immigrazione che si è riunito a Parigi, che si è concluso con una dichiarazione che ha il sapore di una provocazione politica: “Nessuna escalation, ma non accettiamo violazioni ai patti”, per cui la Francia chiede al governo algerino di riesaminare la totalità degli accordi bilaterali, come confermato dal primo ministro Francois Bayrou.

Il riferimento è agli accordi del 1968 fra Parigi e Algeri, che secondo il governo francese, l’Algeria non starebbe rispettando. Di conseguenza, Parigi si dice non disposta ad accettare che questa situazione perduri. Il premier Bayrou parla senza mezzi termini: “Lo dico senza volontà di escalation", ma oggi è responsabilità del governo francese dire che il rifiuto dell'Algeria di riammettere sul proprio territorio dei cittadini algerini espulsi dalla Francia, è un oltraggio diretto agli accordi che abbiamo con le autorità algerine e che non accetteremo". Bayrou ha concluso con l’annuncio che sarà avviato uno studio interministeriale sulla “politica della concessione e rinnovo dei visti" in Francia.

Una riconciliazione mai definitiva

A inasprire la situazione, la protesta contro visita presidente Larcher nel Sahara Occidentale. Il Consiglio della Nazione, equivalente al Senato algerino, ha annunciato oggi la "sospensione delle relazioni" con il Senato francese, per protestare contro la recente visita del suo presidente Gérard Larcher nel Sahara Occidentale, territorio dove l'Algeria sostiene i separatisti del Fronte Polisario contro il Marocco.

L’avvenimento è stato definito “una iniziativa irresponsabile, provocatoria e ostentata”. Ciò ha portato il Consiglio della Nazione, sotto la presidenza di Salah Goudjil, ad annunciare ufficialmente la sospensione immediata delle sue relazioni con il Senato della Repubblica francese, compreso il protocollo di cooperazione parlamentare firmato l'8 settembre 2015.

Sullo sfondo, una riconciliazione post-coloniale mai conclusa, e la definitiva scelta di Emmanuel Macron verso il Marocco, nella contesa sul Sahara occidentale.

L’attuale crisi politico-diplomatica tra Francia e Algeria, non è certo una novità storica, conseguenza dei postumi del lungo d drammatico periodo coloniale e dei fallimentari tentativi dei diversi governi francesi, di insabbiare nel dimenticatoio quel periodo, un po’ come la Turchia nei confronti del genocidio armeno.

Solo nel 1999 Parigi riconobbe l’esistenza di una “guerra d’Algeria”, dopo avere insistito sulla definizione “operazioni effettuate per la sicurezza in Nord Africa” o come, “avvenimenti d’Algeria”, senza parlare poi della legge che il ministero dell’Educazione francese propose ne 2005, che parlava esplicitamente di un “ruolo positivo della colonizzazione francese in Africa del Nord”.

Raffreddamento diplomatico, dibattito politico, con il presidente Marcon che ha inciampato diverse volte, nonostante le buone premesse, con il riconoscimento ufficiale dei crimini francesi in Algeria, e ancor più con il Rapporto Benjamin Stora del gennaio 2021 (un elenco di proposte per iniziare una concreta cooperazione franco-algerina su questioni ancora insolute, conseguenza del periodo coloniale, durato oltre 130 anni).

I problemi rimangono ancora sul tavolo. Pare sia servita a poco la visita (“di cortesia” e non “di Stato”), del presidente Macron ad Algeri nell’agosto 2022, nonostante le strette di mano. In quell’occasione, il presidente Abdelmadjid Tebboune rilanciò l’argomento, proponendo una nuova Commissione mista di storici, analisti, esperti, ma da parte francese non si è ancora avuta una risposta.

Oggi Algeri rimprovera a Parigi anche la presa di posizione a favore del Marocco, nella questione del Sahara Occidentale, questione per la quale, tanto per dire, è stato ancora il presidente americano Trump a gettare benzina sul fuoco.

Gli USA, alleati storici di Rabat, avevano deciso di abbandonare il rispetto delle risoluzioni e della missione ONU rinnovata ogni anno per cercare una soluzione. A seguire Spagna, Paesi Bassi, Germania, e quindi Francia nel luglio 2024, che si è dichiarata a favore della sovranità marocchina sul territorio.

Per l’Algeria, la difesa del diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi (e la presenza delle grandi miniere di fosfati del Saharawi, oltre a una particolarmente florida industria della pesca) è una questione identitaria, tanto quanto lo è per il Marocco, dove Macron si è recato nell’ottobre ’24, ufficializzando il favore di Parigi.

Insomma, i voltafaccia della Francia a favore del Marocco non si contano più.

La crisi Algeria-Francia sta acutizzando, i toni sono sempre più accesi, anche se i presidenti Tebboune e Macron, al momento tengono a bada i rispettivi fronti interni, soprattutto l’estrema destra in Francia.

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