Libano - Inviata speciale USA Ortagus a Beirut
- Roberto Roggero
- 12 ore fa
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Assadakah Beirut - L’inviata speciale dell’amministrazione americana per il Medio Oriente, Morgan Ortagus, è in visita ufficiale a Beirut oggi, 5 aprile, per incontrare gli esponenti del governo, in colloqui per cercare una soluzione alla crisi che attanaglia il Paese, e per porre un freno all’aggressione israeliana e ai continui bombardamenti.

Il primo ministro Nawaf Salam ha ricevuto Morgan Ortagus al Grand Serail, e successivamente l’inviata americana è stata ricevuta dal presidente del Parlamento, Nabih Berri, ad Ain el-Tineh. A palazzo Baabda si è poi tenuto l’incontro con il presidente Joseph Aoun.
Il 3 gennaio 2025, il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha nominato Morgan Ortagus vice-inviata speciale degli Stati Uniti per la pace in Medio Oriente, sotto l'inviato speciale Steve Witkoff.
Morgan Ortgus ha già incontrato il presidente libanese Joseph Aun lo scorso 7 febbraio, al quale ha espresso la contrarietà circa la presenza di Hezbollah in seno al Parlamento, concetto già ribadito dallo stesso Donald Trump.
L’atteggiamento americano riguardo la regione mediorientale è ben noto. Ortagus ha espresso il favore dell’amministrazione Trump nei confronti di Israele, fin da quando è avvenuta l’uccisione del generale iraniano Qassem Suleimani nel 2020, e ha anche ribadito l'impegno di lunga data degli Stati Uniti nel proteggere i reciproci interessi.
Il presidente Joseph Aoun ha ricevuto l'inviata speciale Morgan Ortagus, in un incontro incentrato sulla situazione di crescente instabilità che coinvolge il Libano, a causa del conflitto a Gaza e delle tensioni al confine meridionale con Israele. Durante il colloquio, il presidente Aoun e Ortagus hanno discusso in particolare le continue violazioni del cessate-il-fuoco da parte israeliana, e il mancato ritiro delle truppe israeliane dal sud del Paese, che Tel Aviv giustifica accusando l’esercito libanese di incapacità nel neutralizzare “la minaccia di Hezbollah”.

Nell'incontro è stata anche affrontata la delicata situazione al confine con la Siria, dove si registrano crescenti tensioni fra esponenti filo-Hezbollah e il governo presieduto da Ahmad Al-Sharaa, insediatosi lo scorso dicembre dopo la caduta di Bashar Al-Assad.
Oltre alla questione sicurezza, Aoun e Ortagus hanno discusso della profonda crisi economica che affligge il Libano e delle misure intraprese dall'esecutivo per contrastare la corruzione. Il vertice si è svolto in un clima definito “costruttivo", preceduto da un colloquio riservato tra Aoun e l'inviata statunitense, durato circa mezz'ora, che secondo indiscrezioni è stato incentrato sulla situazione nel sud del Libano, e sulle riforme economiche e strutturali richieste dalla comunità internazionale, in particolare le misure anti- corruzione e la ristrutturazione del settore pubblico.
Successivamente ha avuto luogo un incontro delle rispettive delegazioni, in quella che è la seconda missione dell’inviata statunitense, mentre le truppe israeliane stanno proseguendo gli attacchi contro quelli che definiscono obiettivi di Hezbollah, nonostante l’accordo per il cessate il fuoco entrato in vigore il 27 novembre scorso. Secondo gi accordi, la IDF avrebbe dovuto ritirarsi dal territorio, contestualmente al dispiegamento delle forze armate libanesi. Nonostante la scadenza per il ritiro sia stata prorogata due volte, le truppe israeliane continuano a occupare cinque postazioni considerate strategiche, vicino al confine.

La tensione è palpabile, specialmente dopo che Israele ha bombardato ripetutamente la periferia sud della capitale libanese che, a differenza di altre zone, non era più stata attaccata dall’entrata in vigore del cessate-il-fuoco. Secondo fonti ufficiali libanesi, l’esercito israeliano avrebbe compiuto oltre 1.500 violazioni del cessate il fuoco con Hezbollah a partire dalla sua entrata in vigore a novembre. Tali attacchi avrebbero causato finora almeno 150 vittime.
Il piano americano che dovrebbe presentare l’inviata Ortagus prevede tre punti principali: rilascio dei prigionieri libanesi detenuti da Israele; ritiro della IDF dalle cinque postazioni ancora occupate; delimitazione del confine fra i due Paesi, sulla base dell’accordo di armistizio firmato nel 1949. Il Libano vuole che la demarcazione del confine venga negoziata attraverso un comitato militare e tecnico e non attraverso colloqui diretti, come nel 2022, quando i leader libanesi e israeliani firmarono separatamente un accordo di demarcazione marittima mediato dagli Stati Uniti dopo mesi di colloqui indiretti.
La funzionaria americana ha inoltre riferito al presidente Aoun che occorre maggiore fermezza contro Hezbollah per sbloccare l’assistenza finanziaria dall’Arabia Saudita, necessaria alla ricostruzione di città e villaggi bombardati da Israele, oltre che a risollevare l’economia libanese, in crisi dal 2019. In particolare, le preoccupazioni di Washington sono relative al fatto che il disarmo di Hezbollah abbia subito un notevole rappentamento. Secondo l’emittente libanese “Lbci”, la comunità internazionale, Stati Uniti in testa, sta intensificando le pressioni sul governo libanese affinché definisca un calendario per il disarmo. Tale piano dovrebbe essere discusso dopo l’approvazione delle riforme previste per aprile e lo svolgimento delle elezioni municipali a maggio. Il progetto includerebbe anche un dialogo con i rappresentanti della comunità sciita, con l’obiettivo di riaffermare che il futuro “risiede all’interno dello Stato e non al di fuori”.
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