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Gaza - Oltre 200 giornalisti uccisi in 15 mesi

Assadakah News - La guerra scatenata dal 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas, e la immane carneficina, per altro tutt’ora in corso, ulteriormente scatenata dal governo sionista israeliano, ha causato la morte di oltre 200 giornalisti, soprattutto palestinesi, che hanno scelto di testimoniare al mondo l’orrore. Ne rimangono comunque altri che portano avanti la scelta, rischiando ogni giorno in prima persona, e uno di questi è Wael Al Dahdouh, responsabile di Al Jazeera nei territori palestinesi sotto occupazione, costretto a lasciare il campo dopo la forzata chiusura del proprio ufficio, voluta dalle autorità israeliane perché considerato “scomodo”, e dopo essere stato a sua volta gravemente ferito. A tutti gli effetti, quindi, Waek Al Dahdouh è un sopravvissuto, al contrario del suo operatore, rimasto ucciso con tre paramedici della Mezzaluna Rossa che stavano cercando di soccorrerlo.

Fare il giornalista a Gaza vuol dire camminare con la morte a fianco. Le nostre auto sono perfettamente identificabili e lo siamo anche noi, spesso segnalavamo il transito in alcune zone alla Croce Rossa Internazionale o all’ONU, che a loro volta avvertivano gli israeliani. Ma ugualmente siamo stati colpiti. E non per caso: volevano ridurci al silenzio. Tutte le telecamere del mondo non bastano per raccontare la situazione, e la vita quotidiana dei bambini e delle donne. Una guerra quotidiana per resistere all’orrore, sopravvivere, trovare la forza di ricominciare. Ed è ancora in corso”.

Un racconto che tocca nel profondo, reso durante la visita a Roma, nella sala stampa di Montecitorio, in compagnia di Stefania Ascari, coordinatrice di M5S, di Laura Boldini del PD, Nicola Fratoianni di AVS, di fronte a un folto pubblico composto prevalentemente da colleghi del settore. “Non sono portavoce di Hamas, non sono portavoce di nessuno - prosegue - sono sono un giornalista che ha preteso da sé stesso e altri i massimi standard di professionalità. Anche durante una guerra impossibile, impensabile, fuori da ogni capacità di immaginazione come quella di Gaza. Significa sapere in diretta del bombardamento che stermina intere famiglie. Anche se molta della sua popolazione è sepolta sotto terra, Gaza non è una zolla, e non si può deciderne il futuro senza interpellare gli oltre 2 milioni di palestinesi che ci vivono, che sono esseri umani. L’idea di un esodo forzato dei palestinesi non è nuova. L’ultima proposta arriva dal presidente Trump, che da giorni minaccia uno sgombero forzato per far spazio a un cantiere per una nuova Saint Tropez mediorientale. Ma non si può decidere il destino di Gaza senza i palestinesi. Anche alla soluzione due popoli, due Stati, a cui pezzi di comunità internazionale ancora si aggrappano, sarebbe stata realizzabile molto prima, ma ci sono stati tanti ostacoli, tanti blocchi, a partire dal disconoscimento. E adesso? Adesso dobbiamo ricominciare a ricostruire. Sempre che non tornino a cadere bombe”.

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