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Emirati Arabi Uniti - I suggestivi "drow" e la pesca delle perle

Dhow tra i grattacieli di Dubai
Dhow tra i grattacieli di Dubai

Patrizia Boi (Assadakah News) - Dubai è un miraggio sorto dalle sabbie, un intreccio di vetro e acciaio che sfida il cielo con le sue torri scintillanti. Due milioni di anime pulsano in questa metropoli, dove diecimila taxi e innumerevoli auto a noleggio scorrono come un fiume di luci su strade ampie e levigate.


Qui si erge il Burj Khalifa, un colosso di oltre 800 metri che in un soffio d'ascensore ti porta al cospetto dell’infinito. Sotto di lui, le fontane danzano al ritmo della musica presso il Dubai Mall, un tempio dello shopping con oltre 1200 negozi. Ovunque, nuovi hotel si innalzano, pronti ad accogliere il mondo per l’Expo 2020. L’isola artificiale di The Palm si estende come una visione ardita, mentre il Burj Al-Arab, l’hotel più lussuoso del pianeta, si staglia come una vela pronta a prendere il largo. E poi c’è il Creek, il cuore antico della città, solcato ancora oggi dai dhow, le imbarcazioni tradizionali che raccontano storie di mercanti e pescatori di perle.


Nel cuore pulsante della città nuova si sviluppa Dubai Marina, un labirinto di canali artificiali che culla yacht sfarzosi e barche da pesca. Qui il mare diventa un’estensione della vita quotidiana, con imbarcazioni che solcano le acque per escursioni o battute di pesca d’altura.

Gita in dhow


Ma basta allontanarsi appena per scorgere ancora le sagome affusolate dei dhow, testimoni di un’epoca in cui il mare non era solo un lusso, ma un compagno di vita. Solcando il Creek, il fiume che divide la città vecchia da quella nuova, si possono ancora vedere queste imbarcazioni cariche di luci e colori, dove oggi si cena sotto un cielo stellato, ma un tempo si caricavano spezie, sete e tesori raccolti nelle profondità marine.


Da secoli, le imbarcazioni tradizionali degli Emirati Arabi Uniti solcano le acque del Golfo, simbolo di una civiltà marinara forgiata dal vento e dalle onde. Le più iconiche tra queste sono i dhow, vascelli dalle vele latine che hanno trasportato perle, spezie, e sogni lungo le rotte che univano la Penisola Arabica con l'India, l'Africa Orientale e la Mesopotamia.


I dhow erano costruiti principalmente con legni importati, poiché la penisola arabica, arida e priva di foreste, non offriva materie prime adatte. I legni più utilizzati erano:


Teak dall'India, per la sua resistenza all'acqua salata e ai parassiti marini.


Legno di mogano e palissandro, per la robustezza e la durevolezza.


Fibre di palma, utilizzate per legature e rinforzi.


I costruttori, chiamati najjari, realizzavano lo scafo con un metodo tradizionale: le assi erano incastrate senza l'uso di chiodi, tenute insieme da corde intrecciate e sigillate con una miscela di resina naturale e calce per evitare infiltrazioni d'acqua. Le vele triangolari, in tela di cotone, permettevano una navigazione efficiente con i venti prevalenti del Golfo.

Dhow
Dhow

Tipologie di Dhow e il loro Utilizzo


Esistono diverse tipologie di dhow, ciascuna progettata per uno scopo specifico:


Jalibut: agile e leggero, perfetto per la pesca delle perle.


Sambuk: robusto e resistente, ideale per viaggi a lunga distanza.


Baggala: il più grande tra i dhow, utilizzato per il commercio internazionale.


Il jalibut era l'imbarcazione prediletta dai pescatori di perle: piccolo e manovrabile, con un fondo piatto che permetteva di ancorarsi nelle acque poco profonde dove le ostriche erano più abbondanti.

Dhow emiratino
Dhow emiratino

La Pesca delle Perle - Un'esistenza sospesa tra il Mare e il Destino


La pesca delle perle non era solo un mestiere, ma un rituale antico, tramandato di generazione in generazione. La stagione della pesca, detta "ghaus", iniziava in giugno e durava fino a settembre. Durante questi mesi, centinaia di dhow lasciavano i porti di Dubai, Abu Dhabi e Sharjah, affidando il loro destino alla generosità del del mare.

Pesca delle perle
Pesca delle perle

A bordo di un dhow dedicato alla pesca delle perle si trovavano diverse figure chiave:


Ghawwas (il sommozzatore): si immergeva fino a 20 metri in apnea per raccogliere ostriche.


Saib (il raccoglitore): aiutava i ghawwas a risalire, estraendo le ostriche dall'acqua.


Nokhuda (il capitano): guidava l'imbarcazione e decideva dove gettare l'ancora.


I pescatori lavoravano dall'alba al tramonto, affrontando pericoli enormi: correnti imprevedibili, squali e il rischio di restare intrappolati sul fondo. Per facilitare la discesa, usavano un peso di pietra legato alla caviglia, mentre un semplice tappo di tartaruga proteggeva le narici dall'acqua salata. Dopo ogni immersione, riemergevano stringendo con speranza un pugno di ostriche, il cui tesoro restava incerto fino all'apertura.

Dhow tra i grattacieli di Dubai
Dhow tra i grattacieli di Dubai

Le ostriche venivano aperte a bordo e, se si trovava una perla, era conservata con cura e classificata in base a dimensione, forma e colore. Le migliori perle erano vendute ai mercanti indiani e persiani, che le smerciavano fino a Venezia e alla Cina.


Una volta raccolte, le perle subivano trattamenti per migliorarne la lucentezza: venivano immerse in acqua dolce per eliminare impurità e poi esposte al sole per giorni. I commercianti yemeniti e omaniti fungevano da intermediari tra i mercati del Golfo e il resto del mondo, rendendo le perle arabe tra le più ricercate del globo.


Il Declino e la Fine di un'Era


L'industria della pesca delle perle crollò negli anni '30, per due motivi principali:


L'invenzione della perla coltivata giapponese, introdotta da Kokichi Mikimoto, che rese le perle naturali meno competitive.

Il giapponese Kokichi Michimoto crea le perle artificiali

La Grande Depressione e la crisi economica globale, che ridusse drasticamente la domanda di perle di lusso.


A partire dagli anni '50, con la scoperta del petrolio negli Emirati Arabi Uniti, le comunità costiere abbandonarono progressivamente la pesca delle perle in favore del settore petrolifero e commerciale.


Tradizioni, Festività e Eredità Culturale


Nonostante il declino economico, la pesca delle perle rimane un pilastro dell'identità emiratina. Oggi, la tradizione viene preservata attraverso musei, festival culturali e rievocazioni storiche. Alcuni dhow vengono ancora costruiti per scopi cerimoniali e turistici, mentre la pesca delle perle è diventata un'attrazione culturale per i visitatori. Alcuni Festival testimoniano l'importanza della tradizione impresso nell'anima emiratina.

Festival della Perla
Festival della Perla

Il Festival della Perla di Dubai è un evento annuale che celebra l'eredità marittima degli Emirati Arabi Uniti, focalizzandosi sulla storica industria della pesca delle perle. Durante il festival, si svolgono rievocazioni storiche che riportano in vita le tradizioni dei pescatori di perle, offrendo ai visitatori un'immersione nelle pratiche e nei rituali di un tempo.


Uno degli eventi più attesi del festival sono le gare tra dhow tradizionali. Queste imbarcazioni in legno, un tempo utilizzate per la pesca delle perle e il commercio, competono in regate che mettono in mostra l'abilità e la destrezza dei loro equipaggi. Le gare non solo onorano i pescatori di perle del passato, ma servono anche a mantenere vive le competenze nautiche tradizionali tra le giovani generazioni, rendendo omaggio ai loro antenati.


Il festival rappresenta un ponte tra passato e presente, permettendo ai partecipanti di apprezzare la ricca storia marittima di Dubai e l'importanza che la pesca delle perle ha avuto nello sviluppo della città come porto commerciale internazionale.


La Regata Al Gaffal è una prestigiosa competizione velica che celebra le antiche rotte marittime dei dhow tradizionali negli Emirati Arabi Uniti. Istituita per onorare il patrimonio marittimo della regione, la regata ripercorre il percorso storico che i pescatori di perle seguivano al ritorno dalle loro spedizioni.


La gara parte dall'isola di Sur Bu Na'air e si conclude a Dubai, coprendo una distanza significativa che mette alla prova l'abilità e la resistenza degli equipaggi. Organizzata annualmente dal Dubai International Marine Club (DIMC), la manifestazione attira numerosi partecipanti e spettatori, desiderosi di rivivere le tradizioni nautiche e celebrare l'eredità culturale degli Emirati. Nel 2011, ad esempio, la regata ha visto la partecipazione di numerosi dhow, con la vittoria del Dalma Marine, guidato dallo skipper Mohammed Rashid Bin Shaheen.


Regate del DIMC, galleria fotografica


Le imbarcazioni in legno sono ancora costruite e usate per il turismo, mentre alcuni pescatori praticano ancora la raccolta di perle come testimonianza vivente di un passato glorioso.


Il Marine Centre di Abdalla Ala Dhawi


A pochi chilometri dalla sfavillante Dubai si trova Sharjah, custode di tradizioni marinare secolari. Qui, Abdalla Al Dhawi ha fondato il Marine Centre, un avamposto per chi ancora crede nella potenza del mare come motore dell’economia. La sua famiglia opera nella nautica da oltre 300 anni e il suo nome è sinonimo di affidabilità tra chi solca le acque del Golfo. I dhow, oggi restaurati e motorizzati, continuano a essere parte integrante del paesaggio e chiunque abbia bisogno di assistenza sa che il nome Al Dhawi è una garanzia di soccorso e competenza.


Il Museo Marino di Sharjah

Museo marittimo di Sharjah
Museo marittimo di Sharjah

Nel cuore di Al Khan, il Museo Marittimo di Sharjah custodisce la memoria di un popolo legato indissolubilmente al mare. Le sue sale raccontano di scafi costruiti con perizia, di strumenti di pesca ingegnosi e delle stagioni della raccolta delle perle, un’attività che per secoli ha sostenuto intere famiglie.


Battil, Jalbut, Sama’a: ogni imbarcazione aveva un ruolo preciso, un destino scritto nelle onde. E poi ci sono i racconti dei pescatori, delle loro fatiche e delle loro speranze, di un mare che ha dato e tolto, lasciando dietro di sé storie incise nel legno e nel sale.


Al Jaddaf, la zona dei cantieri navali di Dubai

Cantieri navali di Jaddaf


Al Jaddaf è l’ultimo baluardo della tradizione cantieristica di Dubai. Qui, sotto il sole implacabile, artigiani instancabili modellano ancora oggi gli scafi dei dhow, utilizzando tecniche tramandate di generazione in generazione. Il profumo del legno lavorato si mescola con il sapore del mare, mentre le mani esperte dei carpentieri indiani e bengalesi trasformano tronchi in imbarcazioni pronte a solcare nuovamente le acque. È un angolo di mondo dove il tempo sembra essersi fermato, dove il passato e il presente si intrecciano come le fibre del legno che danno vita a queste imbarcazioni leggendarie.


Le acque del Golfo custodiscono storie di marinai e mercanti, di uomini che hanno sfidato il mare in cerca di tesori nascosti. Sebbene il tempo abbia trasformato gli Emirati Arabi Uniti in un moderno hub globale, l'eco di un'epoca di vele spiegate e immersioni in apnea risuona ancora nelle regate, nei racconti dei vecchi nokhuda e nel bagliore eterno delle perle, simbolo di una tradizione che il tempo non potrà mai cancellare.



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