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Patrizia Boi (Assadakah News) - Stamattina, Giovedì 20 Febbraio, alle ore 12:00 nella Sala Conferenze della Associazione della Stampa Estera in Italia (Palazzo Grazioli, Via del Plebiscito, 102, Roma), ha avuto luogo un interessante incontro con l'Alta Moda, organizzato dal gruppo "Design, Artigianato, Moda". La Conferenza, moderata da Vera Naydenova, giornalista bulgara, corrispondente per bTV-Balkan News Corporation, era intitolata Success Story, Maison Jamal Taslaq, dalla Palestina alla ribalta internazionale.

Jamal Taslaq, stilista, è un sognatore che cuce ponti tra culture, intrecciando Oriente e Occidente nei fili della sua arte.
Nato a Nablus in Palestina nel 1970, ha vissuto la sua infanzia e adolescenza nei territori occupati della Cisgiordania, per poi scegliere l’Italia come tela su cui dipingere la sua visione della moda: elegante, armoniosa, portatrice di un messaggio profondo.
Nei suoi abiti, i raffinati ricami palestinesi si adagiano su silhouette italiane, raccontando storie di radici e futuro, di tradizione e innovazione. Ogni punto, ogni intreccio, è un simbolo di dialogo, un canto di bellezza e speranza. Con le sue creazioni, veste non solo corpi, ma anche ideali, trasformando stoffe in ambasciatrici di pace.
Nel cuore di Roma, il suo atelier diventa un crocevia di culture, un luogo in cui l’identità palestinese si intreccia con l’eccellenza sartoriale italiana. Jamal non cuce semplici abiti: tesse sogni, unisce mondi, ricama la pace su ogni orlo, affinché la moda diventi linguaggio universale di armonia.
I modelli uomo-donna di Amal Taslaq
Lo stilista italo-palestinese laureato in Fashion design all’Accademia Italiana di Firenze, circa un anno fa, il 9 febbraio 2024, nel cuore del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, ha affidato il suo messaggio di pace alla bellezza senza tempo della sua alta moda. Nelle eleganti sale della Sala ECOSOC, Sede delle Nazioni Unite, 45 creazioni hanno preso vita sulla passerella, fondendo l’eleganza sartoriale italiana con la tradizione palestinese, in un dialogo di tessuti, colori e simboli.
Le sete scivolavano leggere, il chiffon si muoveva come vento del deserto, e i ricami – cesellati con pazienza – raccontavano storie antiche, di terre amate e sofferte. Il bianco dell’ulivo, il rosso della passione, il verde della speranza e il nero della resilienza componevano una tavolozza di memoria e futuro.
Lo stilista palestinese e le sue raffinate creazioni Made in Italy con contaminazioni palestinesi
Bianco, avorio, rosso, verde e nero tingono sete impalpabili, chiffon eterei e crepe sinuosi, in un racconto di eleganza sospeso tra Oriente e Occidente. E come sigillo di pace e speranza, l’ultimo passo in passerella è affidato a una sposa: il suo abito, ricamato interamente a mano, brilla di perle d’ulivo, fili di seta e intarsi di pietre dorate, avorio madreperla e legno chiaro, come se portasse con sé il respiro antico di un popolo e il sogno di un domani luminoso.
Dopo il trionfo di ogni sua collezione, dove moda e musica danzano in armonia, Jamal Taslaq tesse un nuovo omaggio alla sua terra, culla di storia e tradizione. Ogni sua creazione – dai raffinati tailleur ai leggeri cocktail dress, fino agli abiti da sera scolpiti in tagli geometrici – è nata in Italia, ma custodisce l’anima della Palestina nei ricami antichi, intrecci di memoria e bellezza.
Il nostro stilista ha volto mostrare prima dell'incontro un video dove si parla della sua città natale:
«Nablus in Cisgiordania, nata sotto l'impero romano, ha vissuto le crociate, la distruzione e la rinascita araba. L'occupazione, i campi profughi, la rivolta e la speranza della nuova Palestina. In queste strade, piene di storia, di dolore, ma anche di suoni e colori, è nato Jamal Taslaq, che tutte quelle sensazioni ha saputo incredibilmente trasformare in tanti piccoli gioielli d'alta moda».
In una intervista Rai, Taslaq ha dichiarato:
«La moda per un palestinese è una forma di arte, di eleganza e di raffinatezza».
Lo stilista è noto per aver reinventato il classicismo dei tagli in un mix tra Oriente e Occidente, vestendo icone di stile come Sharon Stone e Rania di Giordania.
I vestiti tradizionali palestinesi vengono trasformati lasciando però sempre come idea centrale quella di una donna forte, bella, sensuale e insieme coraggiosa.
Come afferma Taslaq:
«Mi piace rispettare il carattere e l'anima, perché portare un abito a sua misura ha un significato molto particolare. Bisogna appunto rispettare e sapere vestire le donne».
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La mattinata, dopo la visione del video è dedicata alle domande:
Domanda - Dove ha trovato l'ispirazione per questa passione che ha portato nelle sue creazioni: nell'infanzia? Qual era la sua musa per la moda?
Jamal Taslaq: Buongiorno a tutti e grazie di cuore per essere qui. La mia musa, la mia passione, è nata quando ero bambino, un sognatore che osservava il mondo con occhi pieni di meraviglia. Vedevo mia madre acquistare tessuti di tre o quattro metri, piegati con cura, e poi, passo dopo passo, li mandava dalla sarta. Era affascinante vedere quei tessuti prendere vita, trasformarsi in abiti, mentre si raccoglievano i commenti dopo aver visto il risultato finale.
Per un bambino di dieci anni, tutto ciò sembrava pura magia. Ed è proprio da quella magia che è nata la mia voglia di esplorare e comprendere questo mondo.
Domanda - Ci racconti un po' della sua infanzia in Palestina e poi: cosa l'ha spinto a venire in Italia? Insomma, la sua storia è anche un po' personale, che fa parte del suo successo, poi.
Jamal Taslaq: L'infanzia, per me, è stata il riflesso di una città che racconta la sua storia millenaria. Sono nato a Nablus, una città romana, dove gli anfiteatri e i resti antichi parlano di un passato che resiste. Una città che chiamano la piccola Damasco, con il suo centro storico che sfiora la bellezza, e con una tradizione gastronomica che sa di dolcezza, come i famosi dolci di Nablus, o l'olio d'oliva che diventa sapone, puro e genuino. Ma la mia città, purtroppo, non è stata solo un luogo di cultura. Sono nato nel '70, e già dal '67 eravamo sotto occupazione. Crescere sotto quel cielo, che non era mai sereno, è stata un'esperienza che mi ha segnato profondamente. Quando uscivo dalla città, la presenza dei soldati era una costante, un peso che non lasciava respiro. L'occupazione è un cielo aperto, che tutto sovrasta, che limita, che imprigiona.
Lo stilista Jamal Taslaq è Maestro nella creazione di Abiti da sposa
Noi palestinesi, fin da piccoli, siamo stati educati alla resilienza, al sacrificio, a lottare per il nostro futuro, anche quando tutto sembra impossibile. Le nostre famiglie, nonostante le difficoltà, ci hanno insegnato a studiare, a superare ogni limite, a voler andare oltre, a cercare una realizzazione che potesse trascendere le barriere fisiche della nostra terra.
Quando, finalmente, sono arrivato in Italia, a Firenze, il mio sogno era chiaro: studiare moda. Eppure, non era facile. In molti dicevano: "Vieni nel paese della moda per fare moda", ma nessuno vedeva il sacrificio dietro quella scelta. A Firenze ho lavorato duramente, studiando di mattina e lavorando di pomeriggio, senza mai fermarmi, senza mai arrendermi. Queste sono storie che non tutti conoscono, perché molti pensano che sia facile, ma in realtà è proprio questo che ti rende forte, che ti insegna a lottare.
Ricordo, a Firenze, la sensazione di libertà che non avevo mai vissuto prima. Lì non c'erano orari di rientro, mentre nella mia città, dopo le otto di sera, non potevo stare fuori. Un semplice atto di vita, come camminare per strada, diventava un atto di resistenza. Non mi sembrava vero di vivere in un mondo dove non c'era paura nell'aria.
L'Italia mi ha dato una possibilità che sentivo come un dono. Eppure, in questa terra così lontana, non mi sono mai sentito straniero. L'Italia, come la Palestina, è una terra che affaccia sul Mediterraneo, ricca di tradizioni che ci accomunano. La Palestina è la terra dove è nato Gesù Cristo, e Roma, l'Italia, è la culla del cristianesimo. Le nostre radici si intrecciano, e in questa comunanza di storia e di cultura, ho trovato una connessione che mi ha fatto sentire a casa.
Domanda: Il Mediterraneo, comunque, è un mare che ha unito tante culture, tante realtà. È bello questo abbraccio tra Oriente e Occidente. Poi, come ha portato la tradizione palestinese negli abiti che sta creando? Le sue creazioni sono sempre collegate, in qualche modo, alla sua terra?
Jamal Taslaq: Le mie radici affondano profondamente in quella terra, dove ho vissuto fino a 18 anni, immerso in un mondo di ricami di filo, di punti croce e tessuti che raccontano storie. Era mia madre a cucire, e io osservavo con occhi curiosi, affascinato da quel processo che trasformava il filo in arte.
Quando sono arrivato in Italia, a Firenze e poi a Roma, ho trovato il luogo dove poter mescolare la magia dell'Oriente e del Medio Oriente con la classe e l'eleganza dell'Occidente. Così è nato un gusto che ha trovato il suo posto nel cuore delle persone, unendo questi due mondi in una sintonia perfetta, in un’armonia che ha reso possibile una fusione unica, capace di emozionare e affascinare.
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Domanda: I tessuti che utilizza sono italiani, giusto? E poi i ricami, come vengono creati?
Jamal Taslaq: Sì, quasi il 90% dei tessuti che utilizzo provengono dall'Italia, ma non mancano i tessuti palestinesi e del Medio Oriente, quei preziosi pezzi antichi, tessuti a mano con cura e passione. Per quanto riguarda i ricami, ogni creazione è preceduta da una ricerca minuziosa. Amo il ricamo palestinese, perché custodisce un'autenticità rara, un lavoro geometrico che si distingue per la sua precisione. Le donne che ricamano, con un'attenzione quasi matematica, contano ogni trama con infinita pazienza. Oggi potrebbe farlo un computer, ma è in quelle mani semplici e forti che risiede il vero segreto: un’arte che, con la loro fantasia e la loro anima, riesce a trasmettere storie, emozioni e bellezza senza tempo.
Domanda: Questo ricamo possiede, quindi, radici antiche?
Jamal Taslaq: Sì, questo lavoro affonda le sue radici negli antichi egizi e in Cina, terre dove la seta e il ricamo hanno una tradizione millenaria. Anche in Sud America e tra i romani, il filo diventava strumento per decorare tessuti naturali, creando legami tra culture lontane. Oggi, nel Novecento, il ricamo si è trasformato, arricchendosi di cristalli e materiali moderni, ma la sua essenza rimane intatta. La tradizione, con la sua magia, continua a fluire, attraversando i secoli, portando con sé storie e significati che non smettono mai di affascinare.
Dopo queste sue domande allo stilista, la moderatrice apre le domande al pubblico.

Domanda: Quando una cliente indossa un tuo abito, qual è il rapporto che nasce tra te e lei?
Jamal Taslaq: Quando una cliente indossa un mio abito, nasce una storia, un legame profondo che va oltre il semplice passaggio. Non è solo un atto di moda, ma una connessione intima. Ogni abito che creo diventa un messaggio, un simbolo unico, che racconta una storia di bellezza e personalità. E quando quella cliente porta l’abito, è come se portasse un pezzo di me, una parte della mia arte. Così, il rapporto continua a crescere, con rispetto e continuità, e ogni volta che una cliente ritorna, quel legame si fa sempre più forte. Questo è il vero significato dell’alta moda.
Domanda: Qual è il valore del Made in Italy nella moda e come si inserisce il tuo lavoro in questo contesto?
Jamal Taslaq: Il Made in Italy è una parola potente, che racchiude in sé qualità, creatività e una tradizione che si fonde con la storia. Non riguarda solo la moda, ma tocca ogni aspetto del nostro paese, dall’architettura ai marmi, ed è ciò che rende l’Italia unica. In questo contesto, io mi sento privilegiato di fare parte di questa tradizione, portando la mia visione che unisce l'Oriente e l'Occidente, mantenendo viva la bellezza della manualità, dei materiali naturali, e del lavoro artigianale. Credo che il futuro della moda sia proprio nel tornare a rispettare la natura, utilizzando tessuti come seta, cotone e lino, e riscoprendo la bellezza del lavoro manuale, che è anche un'opportunità per tante donne di crescere, anche stando a casa.
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Domanda: Quali sono i progetti di cui è particolarmente orgoglioso e come l’intelligenza artificiale influisce sul suo lavoro?
Jamal Taslaq: Sono molto orgoglioso di aver creato Made in Italy, portando la mia origine palestinese in un contesto che celebra la moda e l'artigianato. Ma uno dei progetti a cui tengo di più è quello di portare la moda nel mio paese, la Palestina, e di contribuire a dare opportunità alle persone, che meritano di vedere un futuro diverso. L'intelligenza artificiale, per quanto affascinante, non può sostituire l’essenza del lavoro manuale. La moda è come un buon piatto, se non c'è un cuore dietro, non ha sapore, non ha anima. Il lavoro artigianale, fatto con passione e precisione, è quello che rende ogni creazione unica. E la moda, alla fine, è proprio questo: un atto di bellezza che va oltre l’immagine superficiale, un messaggio che si sente nel cuore.
Domanda: Qual è la sua opinione sulla situazione attuale in Palestina?
Jamal Taslaq: La realtà della Palestina è ben diversa da come spesso viene raccontata. La gente non può essere tenuta sotto occupazione per 75 anni, non può vivere costantemente sotto umiliazioni, senza che il mondo lo riconosca veramente. La vera realtà di ciò che accade lì è spesso nascosta, distorta. Ma la gente ha una voglia di vivere, come tutti gli altri, e merita di essere trattata con dignità e rispetto. La storia, purtroppo, non ci ha insegnato ancora niente di veramente utile. È tempo che il mondo guardi con occhi più sinceri, senza pregiudizi, e si impegni a capire veramente cosa significa vivere sotto occupazione.
Domanda: C’è un ritorno dei ricami palestinesi e algerini, molto apprezzati oggi. La regina Rania rimette orgogliosamente il caftano. Tuttavia, alcuni di questi lavori, come il caftano in Algeria, hanno prezzi proibitivi. Non c’è il rischio che l’artigianato rimanga solo per una piccola parte della popolazione?
Jamal Taslaq: La bellezza del caftano algerino e dei ricami palestinesi risiede nella loro arte, che richiede tempo, passione e cura. Creare un caftano tradizionale è un processo che può durare giorni, addirittura mesi. Questo impegno, questo amore per la manualità, non si può riprodurre facilmente con i macchinari, anche se esistono alternative che velocizzano il lavoro, ma che mancano di quella finitura, di quella sostanza che rende unico ogni pezzo. Per rendere questi abiti accessibili a più persone, occorre semplificare, trasformare il ricamo in piccoli dettagli, come un tocco sul colletto di una giacca, una tasca, un piccolo ornamento. In questo modo, anche il caftano può diventare un indumento quotidiano, che conserva la sua bellezza e la sua storia, ma che si adatta alla vita moderna. E quando un giovane lo indossa, anche di giorno, con leggerezza e delicatezza, si fa portatore di un messaggio di cultura e tradizione.
Domanda: Ogni cultura ha la sua manualità. Come vede il rapporto tra i ricami palestinesi, cinesi e altre tradizioni?
Jamal Taslaq: Ogni ricamo è un racconto che porta con sé la storia di un popolo. I ricami palestinesi, i ricami sardi, quelli cinesi: sono manifestazioni di una tradizione che nasce dal cuore delle persone, dalla loro manualità, dalla loro terra. Ho avuto la fortuna di incontrare artigiani in Bulgaria, dove il ricamo ha radici profonde, e vedo come la loro mano riproponga tecniche simili a quelle che vedo anche in Palestina. I turchi, che hanno influenzato entrambe le culture, hanno creato intrecci che continuano a vivere nei dettagli di ogni filo, che si mescolano e si arricchiscono l'uno dell'altro. Ogni mano che lavora il filo porta con sé il passato, e ogni ricamo racconta un pezzo di storia, una connessione invisibile che ci unisce tutti.
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Domanda: La Palestina entra in Italia in modo elegante, attraverso questi piccoli ricami sparsi qua e là. Pensa che ci sia una simbologia dietro questi ricami? Cosa la affascina di più di queste tradizioni palestinesi?
Jamal Taslaq:Ogni ricamo palestinese è una testimonianza di cultura e storia, ricca di significati. Penso subito ai disegni di Gerusalemme, Nablus, Ramallah, ognuno con un carattere unico. Spighe di grano, rami di olivo stilizzati, simboli che raccontano benessere, pace, amore e fratellanza. In Palestina, l’olivo non è solo un albero, è un elemento essenziale della nostra cultura, un simbolo di speranza e resistenza. Questi ricami raccontano una storia, un legame con la terra e con la gente. La sposa palestinese, che per mesi ricamava il suo vestito, indossava un abito che parlava di speranza, di futuro, di comunità. Questi simboli sono sempre legati alla natura, alla semplicità e, soprattutto, a un messaggio di pace.
Domanda: Nablus, la sua città, è famosa per molti motivi, tra cui i dolci e i saponi all’olivo. Ma i parla anche dei Samaritani. Puoi raccontarci di più su questa comunità?
Jamal Taslaq: Nablus è una città ricca di storia e tradizioni, ed è proprio qui che sono nato, a pochi passi dal quartiere dove vivono i Samaritani. Sono una piccola comunità di 700 persone che vivono in armonia, da secoli, con noi. La loro tradizione religiosa è antica, e sono conosciuti per la loro tavola millenaria. Da bambino, ho avuto la fortuna di andare a scuola tra un Samaritano e un Cristiano. Questo è un esempio di convivenza pacifica, di amore e rispetto tra persone diverse, che condividono la stessa terra. Per me, non conta se una persona è cristiana, musulmana o buddista. L’anima, il rispetto e l’umanità sono ciò che conta. Il vero messaggio è che il conflitto non ha nulla a che vedere con la religione. Le religioni, in fondo, ci insegnano la stessa cosa: fare del bene per arrivare al paradiso, fare del male per finire all'inferno.

Domanda: Parliamo di Roma, dove hai scelto di posizionarti. Pensi che la città possa tornare ad essere un punto di riferimento per la moda, come lo era negli anni ’50?
Jamal Taslaq: Roma è sempre stata un baluardo dell’alta moda, al pari di Parigi. Molti dei più grandi stilisti sono nati e cresciuti qui. Negli anni Cinquanta, Roma era il cuore della moda, il luogo dove si incrociavano creatività e artigianato. Purtroppo, negli ultimi anni, Roma ha perso un po’ di quella centralità, e molte case di moda hanno preferito trasferirsi a Milano o Parigi. Milano è conosciuta per il prêt-à-porter, ma l’alta moda è ancora fortemente legata a Roma. A Roma ci sono le radici dell’alta moda, l'autenticità che Milano non ha. Io sono convinto che Roma possa tornare a essere la capitale della moda, grazie alla creatività, all’arte e al nostro spirito di eccellenza. Stiamo già lavorando su un progetto con il comune e la regione per far respirare nuovamente quella magia. Roma ha un grande potenziale, e credo che la sua immagine, legata all’alta moda, tornerà a splendere come merita.
Domanda: Cosa si sta facendo di più specifico nel settore dell'alta moda, un evento più particolare?
Jamal Taslaq: Per il momento no, ma ho sentito che vogliono riuscire a fare tre giorni a Roma per l'alta moda e sarebbe già una buona iniziativa per l'estate perché sappiamo che da maggio, giugno e luglio Roma è un teatro a cielo aperto, perché non gli mancano le piazze, non gli mancano i saloni, per cui basta un pò di creatività per donarla a questo palcoscenico romano.
Domanda: Come ha vissuto questi ultimi mesi con il conflitto in Palestina?
Jamal Taslaq: C'è qualcosa di profondamente umano in tutto questo dolore. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a una guerra che devasta una popolazione, che segna il destino di chi è già stato costretto a fuggire, a diventare rifugiato. Come è possibile, in un mondo che si definisce civile, non permettere che cibo e acqua raggiungano chi ne ha disperatamente bisogno? Questo dovrebbe parlare da sé. Quello che accade oggi in Cisgiordania, dove la mia famiglia vive, è sotto gli occhi di tutti: ogni giorno riceviamo chiamate e ascoltiamo le parole dei coloni che definiscono "illegali" coloro che sono le vittime di questa occupazione. Le terre vengono loro sottratte, le case svuotate, la vita stessa negata.
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La verità non può essere nascosta. È essenziale che i giornalisti non si limitino a raccontare una sola parte della storia, ma che mostrino la realtà per quella che è, con coraggio e senza filtri. Perché non si può più accettare che il mondo ignori la sofferenza di chi lotta per la propria terra, la propria dignità. Le guerre, le distruzioni, non portano a nulla se non alla morte. I soldi spesi per armi, per violenza, non servono a niente. L'unica cosa che serve davvero è la pace, la libertà, la giustizia per chi è oppresso. È ora di riconoscere che a un paese occupato bisogna restituire la libertà e basta.
Domanda: Ha mai pensato di avviare un progetto per preservare l'artigianato e la moda tradizionale in Palestina, simile a quanto fatto in Algeria?
Jamal Taslaq: Sì, senz'altro. A Nablus, cuore pulsante della Palestina, si trova una delle università più prestigiose, l''An-Najah, e un'altra a Beit Sahour proprio accanto a Betlemme. Da tre anni, in università come la Sapienza, è stata istituita la facoltà di moda. Ho avuto l'onore di contribuire a questa nobile causa, offrendo il mio supporto e partecipando a conferenze, dove posso toccare con mano i sogni di tanti giovani, sogni che meritano di essere coltivati. La possibilità di costruire qualcosa di grande è già qui: le università sono il punto di partenza, e gli studenti sono impegnati in ricami e studi di moda a tutti i livelli. Quando mi chiedono aiuto, non posso fare a meno di rispondere, perché è giusto che anch'essi, con passione e determinazione, sentano il battito di questo mondo. Vederli avvicinarsi a questo cammino, scoprendo e facendo parte di qualcosa di grande, è una gioia immensa.
Domanda: Ha mai pensato di organizzare una sfilata dedicata ai bambini palestinesi?
Jamal Taslaq: Certo che la farei, mi piacerebbe farla a Gerusalemme, io già l'ho detto anni fa, il mio sogno, ecco, io ho sfilato a Ramallah, è stata una grande occasione, ho sfilato in diversi paesi nel mondo, anche nelle Nazioni Unite, a Dubai, in Giordania, a Parigi, Londra. Il mio grande sogno è sfilare a Gerusalemme, che è 30 chilometri da Nablus, e per fare una sfilata dedicata alle tre religioni, per far capire al mondo che questa è la Palestina, arte e cultura.
Domanda: Qual è la sua sfida attuale nel settore dell'alta moda?
Jamal Taslaq: In questo momento a parte l’alta moda, stiamo lavorando sul prêt-à-porter. Abbiamo creato questo nuovo mondo dell’uomo, che è interessante, per me l’uomo è importante perché già lavorando con la donna ho iniziato piano piano a entrare nel mondo dell’uomo, lo lavoro, ma non l’ho mai pubblicizzato. Da poco meno di un anno abbiamo iniziato, e questo per me è un progetto da mandare avanti e far vedere l’intelligenza, la modernità, non so come dire, come si può usare anche la tecnologia per far avvicinare anche l’uomo, perché è più facile. Questo è un progetto nostro.
Domanda: Ha mai pensato a un progetto di collaborazione nel settore dell'interior design?
Jamal Taslaq: Mi piacerebbe farlo nel futuro, ho avuto una bellissima occasione, ho fatto tutte le uniformi di una Hotel 5 stelle di lusso ad Aqaba in Giordania, che è proprio il gruppo Margot, Luxury Collection. Ho fatto tutti i costumi, tutti quanti anche per i ristoranti, ho dato uno stile, e questa è stata una grande esperienza da rifare e secondo me quando hai uno stile, è facile trasmetterlo agli altri.
Domanda: Ha mai vestito una sposa per l'anno santo?
Jamal Taslaq: Sì, come no, me lo ricordo bene perché era una sposa americana: hanno fatto il matrimonio nella piazza del Vaticano, ho avuto l’onore di vestirla, e lei rappresentava l’America. E speriamo che nel futuro la rivesta e rappresenti l’America in una maniera diversa, più per la pace, più per l’uguaglianza.
Domanda: Dove realizza i ricami palestinesi, in Palestina o in Italia?
Jamal Taslaq: No, i ricami autentici palestinesi li ho fatti in Palestina, o nei campi profughi in Giordania, dove ci sono tanti palestinesi, per cui quelli li faccio lì, è facile portarli perché noi parliamo di pochi pezzi, non parliamo di centinaia. Gli altri ricami, commisti tra lo stile palestinese e l’italiano vengono tutti fatti in Italia, solo quello autentico lo facciamo lì perché hanno una manualità molto più svelta, più precisa.
Domanda: Qual è la differenza tra creare costumi per il cinema o il teatro rispetto alla moda?
Jamal Taslaq: Non è complicato, ma è un altro settore, quando fai un costume devi studiare la storia del film o la storia dell’epoca, e se è autentico lo devi fare secondo lo stile dell’epoca, altrimenti puoi pure mettere qualcosa della tua fantasia, anche questo deve fare uno stilista ...
La conferenza con Jamal Taslaq è stata un viaggio affascinante attraverso l'arte della moda e un potente richiamo alla fratellanza tra i popoli. Lo stilista italo-palestinese ha condiviso la sua visione di come l'abbigliamento possa diventare un veicolo di pace e comprensione reciproca.

Tra le sue creazioni più emblematiche, spicca un abito di organza dipinto a mano, raffigurante un maestoso albero d'ulivo. Questo simbolo eterno e sacro, rappresenta la Palestina e la sua resilienza, unendo in un'unica opera l'essenza della sua terra natia e l'omaggio alla città di Roma.
Nel 2000, durante l'Anno Santo proclamato da Papa Giovanni Paolo II, Taslaq ha avuto l'onore di vestire una sposa americana per una cerimonia tenutasi in Piazza San Pietro. Questo evento ha segnato un momento significativo nella sua carriera, evidenziando la sua capacità di creare abiti che trascendono le culture e uniscono le persone in occasioni di profonda spiritualità.
Attraverso le sue opere, Jamal Taslaq dimostra come la moda possa essere un ponte tra culture diverse, un linguaggio universale che parla di pace, bellezza e unità. Le sue creazioni non sono solo abiti, ma poesie tessute che narrano storie di speranza e armonia tra i popoli.
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