top of page

Antiarabismo e islamofobia quotidiana





Maddalena Celano (Assadakah News) - L’Ignoranza che si fa vanto: Riflessioni sul razzismo quotidiano


Questa mattina, dopo il lavoro, mi sono recata al Policlinico per ritirare dei referti. Non era niente di particolare, la solita routine: prendere il numero, aspettare il turno, guardarsi intorno in una sala d’attesa che, come sempre, sembrava sospesa nel tempo. Eppure, proprio in quell’attesa ordinaria, mi sono imbattuta in qualcosa di straordinariamente sconfortante.

Due ragazzi, probabilmente studenti universitari, conversavano tra loro con un tono spavaldo, ridendo e commentando senza filtri la loro presunta superiorità sugli arabi. Non erano semplici battute fuori luogo o espressioni di ignoranza inconsapevole: si vantavano, apertamente, di essere razzisti. Con una leggerezza sconcertante, elencavano stereotipi, si facevano forza l’un l’altro nell’affermare la propria “avversione” per una cultura che, con ogni probabilità, conoscevano solo attraverso pregiudizi e narrazioni distorte.

Mentre ascoltavo, un misto di incredulità e indignazione mi ha invasa. Come è possibile che, ancora oggi, in un’epoca in cui abbiamo accesso a infinite informazioni, in cui possiamo leggere, viaggiare, conoscere, ci sia chi si compiace della propria ignoranza? Come può il razzismo essere considerato un punto d’orgoglio, un segno di forza anziché di grettezza?


L’Ideologia Antiarabista: Radici, Manifestazioni e Conseguenze


L’odio verso gli arabi, o ideologia antiarabista, è un fenomeno complesso e radicato che affonda le sue origini in secoli di pregiudizi, conflitti e narrazioni distorte. Si manifesta in molteplici forme: dalla discriminazione quotidiana agli attacchi razzisti, fino alle politiche securitarie e ai discorsi mediatici che dipingono il mondo arabo come una minaccia costante.

Questa ostilità ha ricevuto un forte impulso negli ultimi decenni, alimentata da eventi geopolitici come la "Guerra al Terrore" post-11 settembre, le crisi migratorie e i conflitti in Medio Oriente. I media occidentali hanno spesso rafforzato un’immagine stereotipata dell’arabo come terrorista, oppressore o nemico dei valori democratici, contribuendo a creare un clima di sospetto e paura.

L'antiarabismo non è solo una costruzione ideologica, ma ha conseguenze reali: in molti paesi occidentali, le comunità arabe e musulmane subiscono discriminazioni sul lavoro, controlli di polizia sproporzionati e attacchi d’odio. Secondo dati recenti dell'OSCE, i crimini contro i musulmani in Europa sono in aumento, con episodi che vanno dalle aggressioni fisiche ai vandalismi contro luoghi di culto.

Affrontare questo problema significa smontare stereotipi, promuovere un’educazione interculturale e riconoscere l’apporto storico e culturale delle società arabe. Solo attraverso il dialogo e la conoscenza reciproca si può contrastare un’ideologia che, oltre a essere ingiusta, impoverisce il tessuto sociale globale.


L’odio che cresce nell’indifferenza


Non è stato solo il contenuto delle loro parole a turbarmi, ma la normalità con cui venivano pronunciate. Nessuno si è voltato, nessuno ha reagito. E questo è il vero problema: l’indifferenza. L’odio non nasce sempre da grandi proclami o da manifestazioni violente, spesso germoglia nel quotidiano, nelle conversazioni tra amici, nei discorsi superficiali ripetuti fino a diventare verità accettate.

E i dati lo confermano. Secondo l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), uno su due musulmani nell’UE ha subito discriminazioni o atti di razzismo. In Italia, nel 2023, sono stati registrati oltre 1.100 reati d’odio, di cui 771 motivati da razzismo e xenofobia. E se pensiamo che questi numeri siano solo cifre su un foglio, basta chiedere a chiunque porti un velo, abbia un nome straniero o semplicemente un aspetto “diverso” per rendersi conto di quante micro-aggressioni subisca ogni giorno.


L’importanza di un’educazione interculturale


Di fronte a episodi del genere, la soluzione non può essere solo il biasimo o la condanna morale. Servono strumenti concreti per smantellare i pregiudizi, e il primo tra questi è l’educazione. Un’educazione che vada oltre i libri di testo e si faccia esperienza diretta, scambio, conoscenza. Perché dietro ogni cultura ci sono storie, tradizioni, patrimoni che meritano rispetto e comprensione.

Il mondo arabo, ad esempio, ha dato contributi straordinari alla storia dell’umanità: dalla matematica alla medicina, dall’arte alla filosofia. Eppure, per molti, rimane un universo monolitico ridotto a pochi cliché. Quanto sarebbe diverso il discorso se nelle scuole si insegnasse davvero cosa ha significato la civiltà islamica per il progresso scientifico? Se si parlasse delle mille sfaccettature della cultura araba, anziché ridurla a un’idea stereotipata?



Il razzismo è sempre una sconfitta


La conversazione di quei due ragazzi mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma mi ha anche dato una conferma: c’è ancora tanto lavoro da fare. Perché quando il disprezzo diventa un vanto, significa che qualcosa, nel nostro sistema educativo e sociale, ha fallito.

Non basta indignarsi sui social o firmare petizioni contro l’odio se poi, nella quotidianità, lasciamo correre, facciamo finta di non sentire. Contrastare il razzismo significa, prima di tutto, parlarne. Significa intervenire, correggere, proporre alternative. Significa educare alla complessità, al pensiero critico, alla curiosità verso l’altro.

Solo così potremo costruire una società in cui nessuno si sentirà superiore per il semplice fatto di ignorare la bellezza che esiste nel diverso.



Comentários


bottom of page